Impero delle luci di Magritte

Venezia, L’Impero delle luci di Magritte

Visitando il Guggenheim di Venezia, se c’è un quadro che incanta per la sua bellezza, per la sua forza sconvolgente è “L’impero delle luci” di Magritte. Il pittore belga, vissuto nella prima metà del Novecento, usa in questo quadro il metodo dell’ossimoro, quella figura retorica che accosta due significati opposti. Chi non conosce questo bellissimo dipinto, ad un primo sguardo può ritenerlo bellissimo ma “normale”. Ad uno sguardo più approfondito ci si accorge della forte incongruenza che rappresenta il vero soggetto del quadro: in una metà della tela è giorno, nell’altra metà è notte. In questo accostamento Magritte rappresenta un’immagine che è impensabile nella realtà ma può essere tipica dei sogni, ed infatti è ben nota l’influenza delle teorie freudiane sui pittori surrealisti, di cui Magritte fu uno dei più grandi esponenti. A proposito di questo quadro, destinato a diventare uno dei più famosi ed apprezzati dell’artista, Magritte diceva: «Nell’Impero delle luci ho rappresentato due idee diverse, vale a dire un cielo notturno e un cielo come lo vediamo di giorno. Il paesaggio fa pensare alla notte e il cielo al giorno. Trovo che questa contemporaneità di giorno e notte abbia la forza di sorprendere e di incantare. Chiamo questa forza poesia.»

 

Ed è proprio la poesia che sconvolge lo spettatore con la sua bellezza quando, camminando per i corridoi del Guggenheim, si trova davanti a questo capolavoro del surrealismo. Vederlo all’improvviso può essere uno shock, l’effetto che produce nello spettatore è di spaesamento, proprio come era nelle intenzioni dell’artista. Hai mai visitato il Guggenheim di Venezia? Se ancora non l’hai fatto, non perdere tempo, e prenota uno dei nostri hotel a Venezia nei pressi di questo splendido museo e preparati a goderti un’esperienza senza precedenti!

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Ricostruzione del museo di Holmes a Londra

Londra, il museo di Sherlock Holmes

Chi non conosce la famossisima serie dello scrittore scozzese Sir Arthur Conan Doyle? Sherlock Holmes è diventato parte della cultura collettiva internazionale, icona della letteratura gialla, così celebre da superare di gran lunga la fama del suo inventore. Ed ha infatti il nome del personaggio di fantasia, non quello di Doyle, la casa-museo in cui sono state ambientate le scene dei gialli ambientati nel periodo tra il 1881 e il 1904. Il Museo di Sherlock Holmes a Londra, si trova in Baker Street al numero 234, accanto al 221B che era l’indirizzo dove l’investigatore viveva, in affitto dalla signore Hudson. Per gli appassionati della serie ci sarà da calarsi completamente nel luogo dove Sherlock Holmes risolveva i suoi casi, la casa è arredata esattamente come rappresentata nei film, con le poltrone di fronte al camino, la lente di ingrandimento, la pipa, il violino, il quaderno degli appunti, il bastone da passeggio e molto altro. Tutto questo si trova al primo piano; al secondo, invece, si trovano la camera della signora Hudson e la camera del dottor Watson. Al terzo piano ci sono dei modelli in cera che rappresentano delle scene tratte dai romanzi.

 

Se siete appassionati di gialli, ma soprattutto di quel sottogenere letterario fondato da Doyle, il giallo deduttivo, non potete mancare a Londra la visita a questo originalissimo museo. Prenota ora il tuo hotel a Londra nei pressi del museo di Sherlock Holmes e goditi questa splendida casa museo!

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Il biscotto ditale di Paolo Ulian

Milano, Ultrabody al Castello Sforzesco

Le Sale Viscontee del Castello Sforzesco di Milano ospitano fino al 17 giugno una mostra molto interessante dal titolo “Ultrabody“. Sono esposte 208 opere incentrate sul corpo e sulle sue molteplici interpretazioni degli artisti e designer più influenti del panorama internazionale. La mostra si divide in tre aree tematiche: Alludere al Corpo, Assecondare il corpo, Superare il Corpo. Il visitatore, attraverso un percorso ricco di contrasti tra luci e ombre, vivrà un’esperienza coinvolgente ed ironica attraverso gli oggetti nati dalla mente creativa degli artisti. Come non sorridere di fronte ai Finger Biscuit di Paolo Ulian, dei biscotti-ditali perfetti da intingere nel barattolo di cioccolata? Come  non pensare alla praticità di utilizzo del bicchiere Smoke di Joe Colombo grazie al quale è possibile fumare e bere contemporaneamente? Leggere un libro da sdraiati diventerà molto più semplice grazie all’anello/segnalibro Patch di Matteo Ragni che riesce a tenere ben aperto il libro che si sta leggendo. Buoni da mangiare i copricapezzoli in cioccolato della spagnola Ana Mir e molto divertente la Brocca Culona di Ugo La Pietra.

 

Si capisce da questi pochi esempi come la mostra sia piena di proposte ironiche, spiazzanti, provocatorie, tutte il grado di modificare il proprio corpo e l’utilizzo che di esso se ne fa. Prenota ora il tuo hotel a Milano, una città che oltre al segmento business offre ai viaggiatori numerosi spunti culturali di altissimo livello.

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Diana Vreeland

Venezia, la moda di Diana Vreeland al museo Fortuny

In onore di Diana Vreeland, la donna che, con i suoi umori, ha dettato lo stile della moda per lunghi anni, è stata organizzata una bellissima e preziosissima mostra presso il Museo Fortuny di Venezia. Fino al 26 giugno 2012 saranno esposti, tra le altre cose, gli abiti più belli da lei indossati. Ma chi era Diana Vreeland? Per chi non lo sapesse, questa donna dal forte temperamento diede avvio ad una professione nuova per gli anni in cui visse: fu lei la prima fashion editor della storia della moda. I suo modi eleganti furono notati a una festa dal signor Carmel Snow, editore della rivista Harper’s Bazaar, che, vedendo Diana ballare con indosso un abito Chanel, fu talmente colpito dal personaggio da volere che la donna lavorasse per lui. La mostra espone anche i numeri di questa rivista segnati dalla collaborazone tra la Vreeland e Alexey Brodovitch, art director per Harper’s Bazaar e colui che ha rivoluzionato la grafica delle riviste di moda. Diana Vreeland diventò un’icona di stile e spiccò per la sua capacità di reinventare l’immagine femminile. Fu lei a scegliere le modelle per Vogue, donne dalla personalità forte, dai nasi pronunciati che superavano l’ideale classico di bellezza. Diane era talmente capace e in gamba da diventare negli anni ’60 la direttrice di Vogue. Successivamente, fu special consultant per il Constume Institut di New York.

Se siete amanti della moda e la storia di questa donna eccentrica vi ha incuriositi, a Palazzo Fortuny potrete ammirare abiti indossati da Diane Vreeland che hanno fatto la storia della moda: capi di Yves Saint Laurent e Givency provenienti dal Metropolitan Museum of Art di New York, le creazioni più iconiche di Saint Laurent, abiti preziosi di Chanel, Missoni, Pucci, Valentino. Non perdere tempo e prenota subito il tuo hotel a Venezia: la città della moda di alta classe ti aspetta!

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Scarpe di Christian Louboutin a Londra

Londra, le scarpe di Christian Louboutin in mostra

C’è chi le scarpe le usa per camminare e chi, invece, le acquista come fossero opere d’arte. Soprattutto se sono firmate Christian Louboutin, si ha la certezza di indossare ai piedi un capolavoro che segnerà un momento della propria vita. Che le scarpe siano comode non è certo un pensiero che sfiora il grande stilista al momento della creazione. La scarpa firmata Louboutin è quanto di più lontano esista dal bisogno di camminare in maniera comoda. La scarpa di Louboutin vuole essere sinonimo di desiderio, di sensualità,  di lusso estremo e aspira ad essere indossata una sola volta e poi mai più. Sarà per questo che le creazioni dello stilista sono diventate uno status symbol per donne appartenenti alle più alte classi sociali. Un esempio? La prima cliente di Christian Louboutin è stata Carolina di Monaco. Per Louboutin, la passione per le calzature di lusso nacque un giorno in cui si trovava nello studio di Vivier, collega di Christian Dior, e vide un paio di décolleté di diamanti indossato da Marlene Dietrich per l’incoronazione dello Scià Iraniano Mohammad Reza Pahlavi.

 

Uno stilista del suo livello non può certo rendere reperibili le sue scarpe ovunque, il suo brand si trova solo nelle più grandi città del mondo: Los Angeles, Hong Kong, New York, Mosca, Parigi. Quindi, donne amanti delle scarpe, se sapete che nella vita difficilmente i vostri piedi potranno permettersi una scarpa dalla suola scarlatta, tipica di Louboutin, approfittate di questa occasione: se avete intenzione di fare un giretto a Londra entro il 9 luglio, non perdete la mostra al Design Museum, e prenotare subito il vostro hotel a Londra alle migliori tariffe web!

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Caravaggio, il bacchino malato

Roma, il Bacchino malato di Caravaggio

Tra le opere più famose di Caravaggio c’è il Bacchino malato, conservato nella Galleria Borghese in Roma e realizzato tra il 1593 e il 1594. Il Bacchino viene definito malato dall’incarnato pallido e dalle labbra violacee, segni di una condizione fisica non proprio ottimale. Ci sono buoni motivi per credere che si tratti di un autoritratto di Caravaggio che, appena dimesso dall’Ospedale dove era stato ricoverato per una malattia, fu ospitato nella bottega del Cavalier D’Arpino. Fu qui, infatti, che il Bacchino malato e il Fanciullo col canestro di frutta furono conservati fino al 1607, anno in cui gli emissari di papa Paolo V requisirono le opere e le consegnarono al nipote del papa stesso, Scipione Caffarelli Borghese, noto collezionista d’arte. Il Bacchino ha un viso particolare, crudo e spietato, ma sembra corrispondere nei tratti somatici il vari autoritratti che Caravaggio realizzò nei periodi successivi e al ritratto che realizzò il suo amico Ottavio Leoni. Considerati i tanti autoritratti che Caravaggio ha realizzato nella sua vita, viene da chiedersi il perché. Una spiegazione plausibile è che egli non sapesse dipingere senza avere un modello davanti e, non potendosene permettere uno a causa delle sue gravi condizioni economiche, era costretto a ritrarre se stesso con uno specchio.

Lo sfondo scuro del quadro rimanda il soggetto in avanti, sembra quasi fuoriesca dalla tela. I frutti sparsi sul tavolo preannunciano la sensibilità per le nature morte che saranno rappresentate più volte in quadri successivi. L’ipotesi dell’autoritratto dopo la malattia è confutata dal critico d’arte Maurizio Marini, il quale attribuisce il colore dell’incarnato ad una malriuscita opera di restauro dell’opera. Prenota ora il tuo hotel a Roma in offerta speciale e vieni a scoprire tutto il fascino della Capitale.

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Corto Maltese

Venezia, la casa-museo di Corto Maltese

Una città elegante, raffinata, romantica come Venezia non finisce mai di stupire i suoi visitatori. Da un paio d’anni, grazie all’idea di un’imprenditrice bresciana, è stata aperta una casa-museo che farà impazzire molti: La Casa di Corto Maltese. Hugo Pratt, uno dei migliori fumettisti della storia italiana e internazionale, fu molto legato alla città di Venezia. Qui Pratt visse la maggior parte della sua vita e qui ambientò ben due dei suoi fumetti: L’angelo della finestra d’Oriente e Favola di Venezia. La casa-museo si trova molto vicino a dove Pratt viveva da bambino, in Rio Terà dei Biri a Cannaregio. Per entrare nella casa bisogna passare da un giardino nascosto che si adatta bene a luogo di riflessione. La casa è arredata con mobili in stile prattiano, compresa la famosa sedia in vimini dove Pratt è stato spesso fotografato. I visitatori avranno accesso al materiale dell’autore che comprende schizzi, bozze, disegni originali, foto inedite provenienti dall’archivio veneziano e potranno partecipare a laboratori ed escursioni.
La Casa di Corto Maltese non è da intendersi come un museo nel senso classico del termine, ma come un luogo coinvolgente e caratterizzato da una componente ludica. Per gli amanti del fumetto è una tappa da non mancare! Se cerchi un hotel a Venezia, visita il nostro sito, dove è possibile trovare una selezione dei migliori hotels di Venezia, naturalmente alle tariffe più convenienti del web!
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museocose inutili

Vienna, il museo delle cose inutili

Il museo delle cose inutili? No, non è uno scherzo. Però l’idea, effettivamente, è nata così, un pò per gioco. Una sera due amici, Fitz Gall e Friedl Umscheid, in una cittadina di nome Herrnbaumgarten (vicino Vienna) in compagnia di qualche birra di troppo, hanno l’idea di  mettere su uno spazio espositivo dedicato ad oggetti inutili, di cui, evidentemente, è pieno il mondo. Passata la sbronza l’idea resta e, così, i due partono in questa nuova avventura. E’ il 1984 quando Fitz e Friedl danno vita a una collezione privata che chiamano Nonseum, il “Museo delle cose inutili e delle idee sbagliate”. Cosa si trova al suo interno? Oggetti “nonsense”, creati senza un preciso scopo, senza possibilità di utilizzo oppure senza l’idea di soddisfare un reale bisogno. Ad esempio, vi è mai capitato di pensare di aver bisogno di un matterello con pelliccia? O di fedi nuziali a forma di manette? O di una sigaretta a due filtri? Qui le potrete trovare.

 

Il museo nasce da un’idea alquanto bizzarra e originale che viene molto apprezzata dai turisti, tanto che il museo registra attualmente 100mila visite. Chiunque si guardi in giro in casa, scoprirà di avere qualcosa di inutile, in perfetto stile con la collezione di questo  museo. Che ne dite di disfarvene e donarlo al museo di Herrnbaumgarte? Prenota ora il tuo hotel a Vienna, quella probabilmente è una scelta più utile rispetto agli oggetti presenti al Nonseum.

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Cristo alla Colonna Bramante

Milano, Bramante alla Pinacoteca di Brera

Uno dei maggiori artisti del Rinascimento fu senza dubbio Renato Bramante. Le sue doti da architetto furono talmente spiccate che gli  venne affidato il progetto della Basilica di San Pietro. In qualità di pittore, l’opera migliore del Bramante fu “Cristo alla colonna”, un dipinto a olio o tempera su tavola, realizzato presumibilmente tra il 1480 eil 1490 e conservato nella Pinacoteca di Brera di Milano.Il Cristo viene rappresentato nel momento prima della flagellazione e la posizione della testa di Cristo, leggermente reclinata, fa sì che emerga il dolore del momento. Il corpo in primo piano, molto vicino allo spettatore, aumenta l’impatto emotivo e crea una forte tensione psicologica. Il fatto che Bramante sia un architetto traspare evidentemente da questo dipinto: la scena è ambientata in un palazzo rinascimentale con alle spalle un panorama idilliaco che non ha nulla a che fare con il dramma che si sta verificare.

 

L’elemento che più di tutti mostra la tensione del momento sono gli occhi del Cristo, appesantiti dalle occhiaie e accentuati dal contrasto di luci e ombre. Sul davanzale della finestra si trova la pisside dell’Eucarestia, simbolo del sacrficio di Cristo. Prenota ora uno dei nostri hotels economici a Milano e risparmia i soldi per visitare questa interessantissima mostra!

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dalì_persistenza_della_memoria

Dalì, la persistenza della memoria

Quella in corso al Vittoriano di Roma è la mostra di Dalì più completa che sia mai stata realizzata in Italia. Del genio che sconvolse i suoi contemporanei per l’eccentricità delle sue opere e, soprattutto, della sua persona e del suo stile di vita, se ne riconoscono immediatamente le opere, in quanto fondatore di uno stile unico. Tra tutte, l’opera più famosa e apprezzata in tutto il mondo è certamente “La persistenza della memoria” che, purtroppo, non è presente al Vittoriano. Per ammirarla bisognerà andare al Museum of Modern Art di New York. Proprio a causa di questa importante assenza, ne parliamo qui. Questo quadro fu realizzato da Dalì nel 1931 e la storia di come è nata l’idea dei famosi orologi molli nella mente del genio spagnolo, ce la racconta lui stesso in uno scritto:  “Invece di rendermi duro, come la vita in realtà aveva progettato, Gala riuscì… a costruirmi un guscio che proteggeva la sensibile nudità del paguro bernardo che vi era insediato, cioè io stesso, sicché, mentre io esternamente acquistavo sempre più l’aspetto di una fortezza, internamente potevo continuare a invecchiare molle, ipermolle. E il giorno in cui decisi di dipingere orologi li dipinsi molli. Accadde una sera in cui mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all’ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala però uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un Camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi ancora a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico della ‘ipermollezza’ di quel formaggio. Mi alzai, andai nel mio atelier e, com’è mia abitudine, accesi la luce per gettare un ultimo sguardo sul dipinto su cui stavo lavorando. Il quadro rappresentava una vista del paesaggio di Port Lligat. Sapevo che l’atmosfera che mi era riuscito di creare in quel quadro doveva servirmi come sfondo ad un’idea ma non sapevo ancora minimamente quale sarebbe stata. Stavo già per spegnere la luce quando, d’un tratto, ‘vidi’ la soluzione. Vidi due orologi molli uno dei quali pendeva miserevolmente dal ramo dell’ulivo. Nonostante il mal di testa fosse ora tanto intenso da tormentarmi, preparai febbrilmente la tavolozza e mi misi al lavoro. Quando, due ore dopo, Gala tornò dal cinema, il quadro, che sarebbe diventato uno dei miei più famosi, era terminato.”

“La persistenza della memoria”, delle dimensioni di cm 24×33, sottolinea la differenza tra tempo meccanico, misurabile con gli orologi, e il tempo della memoria che, con le sue percezioni, puà allargare o contrarre. Il tempo della memoria è assolutamente soggettivo: veloce quando si è felici e incredibilmente lento quando si è tristi. Prenota ora uno dei nostri oltre 1000 hotels di Roma in offerta speciale e visita questa meravigliosa mostra.

 

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